Recensione Libro| Il caso Alaska Sanders, di Joël Dicker

Il caso Alaska Sanders, la trama

La trama de "Il caso Alaska Sanders" di Joël Dicker

Aprile 1999, Mount Pleasant, New Hampshire. Il corpo di una giovane donna, Alaska Sanders, viene ritrovato in riva a un lago. L’inchiesta viene rapidamente chiusa, la polizia ottiene le confessioni del colpevole, che si uccide subito dopo, e del suo complice.

Undici anni più tardi, però, il caso si ripresenta. Il sergente Perry Gahalowood, che all’epoca si era occupato delle indagini, riceve una inquietante lettera anonima. E se avesse seguito una falsa pista? L’aiuto del suo amico scrittore Marcus Goldman, che ha appena ottenuto un enorme successo con La verità sul caso Harry Quebert, ispirato dalla loro comune esperienza, sarà ancora una volta fondamentale per scoprire la verità. Ma c’è un mistero nel mistero: la scomparsa di Harry Quebert. I fantasmi del passato ritornano e, fra di essi, quello di Harry Quebert

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Il caso Alaska Sanders – la mia recensione

Ho amato questo nuovo caso forse più del precedente (La verità sul caso Harry Quebert).

Scorrevole ma riflessivo, è un giallo senza paragoni.

Fino alle ultime 50 pagine non c’è modo di poter capire dove andrà a parare: tutti gli indizi sembrano inchiodanti, tutto sembra portare sempre alla solita persona. Ancora una volta il genio di Dicker riesce a far scorrere 600 pagine in un soffio. Ho anche apprezzato l’evoluzione del personaggio (Markus): da giovane a uomo attraverso tutti i fantasmi del passato che bisogna affrontare per poter trovare la propria strada, per comprendere meglio se stessi e quello che realmente si desidera ottenere nella vita.

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Chi è Joël Dicker

Joël Dicker è nato il 16 giugno 1985 a Ginevra, nella zona francofona della Svizzera, figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese, pronipote dell’avvocato e politico di estrema sinistra Jacques Dicker (1879-1942), ebreo russo emigrato in Svizzera e naturalizzato nel 1915. Dicker è cresciuto a Ginevra, frequentando il Collège Madame de Staël, senza tuttavia essere molto attratto dagli studi. All’età di 19 anni ha preso lezioni di recitazione all’accademia di arte drammatica Cours Florent di Parigi. Un anno dopo è tornato a Ginevra per studiare legge presso l’Università di Ginevra, laureandosi nel 2010.

Il primo romanzo scritto da Dicker è intitolato Gli ultimi giorni dei nostri padri, e racconta la storia del SOE, un ramo segreto del Secret Intelligence Service. Malgrado l’avere terminato la stesura dell’opera nel 2009, inizialmente Dicker non ha trovato alcun editore disposto a pubblicarlo. Nel dicembre 2010, il romanzo ha vinto il concorso del Prix Genevois des Ecrivains, importante premio assegnato ogni quattro anni, riservato unicamente ad opere inedite. Successivamente, il titolare della casa editrice svizzera L’Âge d’Homme, Vladimir Dimitrijević, lo ha contattato dichiarando il proprio interesse per la pubblicazione del suo romanzo. Dimitrijević era dell’idea di lanciare il libro in Svizzera nell’aprile 2010, ma in seguito ha notato che il tema del libro avrebbe potuto suscitare l’interesse del pubblico francese, proponendo così di posticipare il lancio fino al settembre 2010. Nel mese di giugno però, Dimitrijević è morto in un incidente stradale in viaggio verso Parigi.

Nel 2011, viene finalmente pubblicato il romanzo Gli ultimi giorni dei nostri padri per L’Âge d’Homme e curato per la Francia da Éditions de Fallois. In Italia sarà pubblicato nel 2015. Nel 2012 (in Italia nel 2013) viene pubblicato La verità sul caso Harry Quebert, un romanzo che è stato tradotto in 33 lingue, premiato con il Grand Prix du roman de l’Académie française nel 2012 e da cui è stata tratta una serie tv di 10 puntate. Nel 2015 (in Italia nel settembre 2016) vede la luce il romanzo Il libro dei Baltimore, spin-off de La verità sul caso Harry Quebert. Nel 2018 viene pubblicato il romanzo La scomparsa di Stephanie Mailer, mentre nel 2020 viene pubblicato il romanzo L’enigma della camera 622.

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Recensione Libro| Quel maledetto Vronskij, di Claudio Piersanti

Quel maledetto Vronskij, la trama

Quel maledetto Vronskij di Claudio Piersanti, la trama

“Perdonami, sono tanto stanca. Non mi cercare.” Solo questo lascia scritto Giulia, prima di scomparire nel nulla.

E suo marito Giovanni, nella casa improvvisamente vuota, si sente un naufrago. Il loro è un amore fatto di cose minime: la colazione al mattino, con le fette imburrate e la marmellata; un bacio volante prima di andare al lavoro e un altro più lungo la sera, quando lui torna dalla tipografia con le dita sporche d’inchiostro; abbracciarsi in giardino, tra le rose che lei ha potato con cura. Dopo una vita insieme, non hanno ancora perso la voglia di farsi felici l’un l’altra. O almeno, così credeva lui. Adesso Giovanni, in cerca di risposte, guarda tra i libri di Giulia e dagli scaffali pesca il più voluminoso: Anna Karenina. Comincia a leggere. E si convince che sua moglie abbia trovato un altro uomo, un amante focoso, un maledetto Vronskij. Geloso e amareggiato, si chiude in tipografia, deciso a creare una copia unica del capolavoro di Tolstoj: carta pregiata, copertina in pelle, nella speranza, un giorno, di farne il suo ultimo pegno d’amore per Giulia.Ma la vita non è un romanzo, procede per strappi lievi e imprevedibili. Quando il mistero della scomparsa si svela, Giovanni capisce che c’è sempre qualcosa che ci sfugge, e tutto ciò che possiamo fare è smettere di averne paura.

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Quel maledetto Vronskij – la mia recensione

Recensione de "quel maledetto Vronskij" di Claudio Piersanti, per Rizzoli editore

Bellissimo e profondo, Quel maledetto Vronskji rappresenta qualcosa di grande e prezioso, e attraverso il ritmo lento e implacabile scandito dalla brevità delle sue frasi, sa accogliere e raccontare la sfida più grande: stare insieme, nonostante tutto.

Questo libro è un inno all’amore incondizionato e reciproco,seppur non privo di elementi destabilizzanti e un po’ interrogativi. Ha saputo raccontare la malattia e il post malattia in un maniera nuova: contro ogni pregiudizio esterno il protagonista ha fatto suo il dono della resilienza, aspettando i tempi di guarigione non solo fisici ma anche dell’anima della sua amata.

Ho trovato questo libro romantico seppur narri per lo più di una separazione; dolce ma non stucchevole.

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Chi è Claudio Piersanti

Laureato in Filosofia all’Università di Bologna con Luciano Anceschi, vive tra Roma e le Marche. Come sceneggiatore ha collaborato, tra gli altri, con Carlo Mazzacurati, Riccardo Milani e Maurizio Sciarra. Con Lorenzo Mattotti ha collaborato ad alcuni libri a fumetti (Stigmate, Torino, Einaudi, 1999; Anonymes, Parigi, Éditions du Seuil, 2000) apparendo anche nel documentario Mattotti di Renato Chiocca. Ha tradotto in italiano le Fiabe molisane (Milano, Mondadori, 1990). Per anni è stato direttore responsabile de La rivista dei libri, edizione italiana della New York Review of Books. Con L’amore degli adulti è stato finalista al Premio Bergamo; con Luisa e il silenzio ha vinto nel 1997 il Premio Viareggio; Il ritorno a casa di Enrico Metz ha ricevuto: il Premio Selezione Campiello il Premio Napoli, il Premio Alassio Centolibri – Un autore per l’Europa e il Premio Frontino-Montefeltro. Riceve il premio speciale di letteratura in occasione dei premi Flaiano 2021. Con Quel maledetto Vronskij vince il Premio Mastercard Letteratura 2021 ed è inserito fra i finalisti al Premio Strega 2022.

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Recensione Libro| Le piccole libertà, di Lorenza Gentile

Le piccole libertà, la trama

Recensione Le piccole libertà di Lorenza Gentile, Feltrinelli editore

«Ci sono piccole libertà che ci cambiano per sempre, perché tante piccole libertà ne fanno una grande.»

Oliva ha trent’anni, una passione segreta per gli snack orientali e l’abitudine di imitare Rossella O’Hara quando è certa di non essere vista. Di lei gli altri sanno solo che ha un lavoro precario, abita con i genitori e sta per sposare Bernardo, il sogno di ogni madre. Nessuno immagina che soffra di insonnia e di tachicardia, e che a volte senta dentro un vuoto incolmabile. Fa parte della vita, le assicura la psicologa, e d’altronde la vita è come il mare: basta imparare a tenersi in equilibrio sulla tavola da surf. Ma ecco arrivare l’onda anomala che rischia di travolgerla. Dopo anni di silenzio, la carismatica ed eccentrica zia Vivienne – che le ha trasmesso l’amore per il teatro e la pâtisserie – le invia un biglietto per Parigi, dove la aspetta per questioni urgenti. Oliva decide di partire senza immaginare che Vivienne non si presenterà all’appuntamento e che mettersi sulle sue tracce significherà essere accolta dalla sgangherata comunità bohémienne che fa base in una delle più famose librerie parigine, Shakespeare and Company. Unica regola: aiutare un po’ tra gli scaffali e leggere un libro al giorno. Mentre la zia continua a negarsi, Oliva capisce che può esserci un modo di stare al mondo molto diverso da quello a cui è abituata, più complicato ma anche più semplice, dove è possibile inseguire un sogno o un fenicottero, o bere vino sulla Senna con un clochard filosofo. Dove si abbraccia la vita invece di tenersene a distanza, anche quando fa male. E allora, continuare a cercare l’inafferrabile Vivienne o cedere al proprio senso del dovere e tornare a casa? E soprattutto: restare fedele a ciò che gli altri si aspettano da lei o a se stessa? Quando tante piccole libertà finiscono per farne una grande, rinunciarci diventa quasi impossibile.

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Le piccole libertà – la mia recensione

Recensione di "Le piccole libertà" di Lorenza Gentile, Feltrinelli Editore

È un romanzo dolce, ben scritto, amabile, che si legge velocemente, perfetto per svagarsi un po’, addentrarsi nelle atmosfere parigine e conoscere la storia di una ragazza come tante la cui vita pare procedere su binari troppo scontati.

Ho amato il percorso della protagonista, perdersi per ritrovarsi, imparare ad accettarsi senza i costrutti abituali che hanno (nel bene e nel male) accompagnato la vita di ognuno di noi. È un piccolo gioiellino che vale la pena leggere perchè in fondo è semplicemente la storia di questa giovane ragazza che impara a non dover più aspettare il cambiamento, perchè da solo non arriverà. Agire può portare verso gli obiettivi e verso dove si ci aspetta di arrivare. L’importante è non snaturarsi per gli altri e essere se stessi.

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Chi è Lorenza Gentile

Lorenza Gentile (Milano, 1988) è cresciuta tra Firenze e Milano, è laureata in Arti dello Spettacolo alla Goldsmiths University di Londra e ha frequentato la scuola internazionale di Arti Drammatiche Jacques Lecoq di Parigi. Nel 2011 ha vissuto e lavorato nella celebre libreria parigina Shakespeare and Company, e da quell’esperienza è nata l’ispirazione per questo romanzo.
Ha pubblicato Teo (Einaudi Stile Libero, 2014; premio Edoardo Kihlgren, premio Seminara – Rhegium Julii e premio dei Giovani critici della Literaturhaus di Vienna), tradotto in Germania, Spagna e Corea, e La felicità è una storia semplice (Einaudi Stile Libero, 2017).

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Recensione Libro| L’attraversaspecchi libro 1: Fidanzati dell’inverno.

L’attraversaspecchi libro 1: fidanzati dell’inverno, la trama

L’Attraversaspecchi è una saga letteraria in quattro volumi che mescola Fantasy, Steampunk e Belle Époque, paragonata dalla stampa francese alle saghe di J.K. Rowling e Philip Pullman.

Fa da sfondo un universo composto da 21 arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra. La protagonista, Ofelia, è originaria dell’arca “Anima”; una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra di loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

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L’attraversaspecchi libro 1: fidanzati dell’inverno – la mia recensione

Foto di @amorlitterarum

L’ho amato. A partire dalle ambientazioni che sono qualcosa di incredibile: il freddo del nord si unisce alla corte e alla società spietata di un mondo di cui non ci si può fidare.

Il genere è indubbiamente fantasy e dopo aver amato i libri di Philip Pullman e di J.K. Rowling, questo libro fa parte di una nuova serie che (se amanti del genere) vi terrà incollati per tutte e 500 le pagine.

L’ho divorato. Ho amato tutta la struttura del libro: gli ambienti, la magia, la società e i personaggi perfettamente studiati. Insomma, è l’inizio di una saga spettacolare!

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Chi è Christelle Dabos

Cresciuta a Cannes in una famiglia di musicisti e artisti, scrive le prime storie all’università. Durante un periodo di convalescenza si unisce al Silver Plume, una comunità di scrittori su internet che la incoraggia a partecipare a un concorso organizzato da Gallimard Jeunesse. Nel 2013 ha vinto il Prix du Premier Roman Jeunesse Gallimard-RTL-Télérama per Fidanzati dell’inverno (E/O 2018). Nel 2016 i primi due libri della saga sono stati premiati con il Grand Prix de l’Imaginaire. Nel 2019 escono in Italia il secondo e il terzo volume della quadrilogia L’attraversaspecchi, rispettivamente Gli scomparsi di Chiaridiluna e La memoria di Babel (E/O). Nel 2020 esce l’ultimo volume Echi in tempesta (E/O)

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Recensione Libro| Niente di Vero, di Veronica Raimo

Candidato al premio Strega con il romanzo Niente di Vero, edito Einaudi, Veronica Raimo racconta attraverso un monologo la sua storia.
E questo è stato il libro scelto dal gruppo di lettura “Malagrazieper il mese di Aprile – Maggio.

Il 12 maggio ci siamo virtualmente riuniti per parlare del libro e all’incontro era presente la stessa autrice, Veronica Raimo.

Niente di vero, la trama

"Niente di vero" di Veroni Raimo Einaudi edizioni

La lingua batte dove il dente duole, e il dente che duole alla fin fine è sempre lo stesso. L’unica rivoluzione possibile è smettere di piangerci su. In questo romanzo esilarante e feroce, Veronica Raimo apre una strada nuova.

Racconta del sesso, dei legami, delle perdite, del diventare grandi, e nella sua voce buffa, caustica, disincantata esplode il ritratto finalmente sincero e libero di una giovane donna di oggi.

Il suo racconto procede in modo libero, seminando sassolini indimenticabili sulla strada. All’origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l’impostura per inventare se stessa. Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all’indicibile. In questa storia all’apparenza intima, c’è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell’energia paralizzante che può essere la famiglia, dell’impresa sempre incerta che è il diventare donna.

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Niente di vero – la mia recensione

Recensione "Niente di vero" di Veroni Raimo Einaudi edizioni

” La maggior parte dei ricordi ci abbandona senza che nemmeno ce ne accorgiamo; i restanti isamo noi a filtrarli di nascosto, a spacciarli in giro, a promuoverli con zelo, venditori porta a porta , imbonitori, in cerca di qualcuno da abbindolare che si abboni alla nostra storia”.

Ed è proprio da questo estratto che vorrei partire per raccontare di questa autobiografia che è la perfetta sintesi tra simulazione e autenticità. Non è completamente autofiction ma nemmeno romanzo; è una manipolazione della propria storia, dei propri ricordi e del proprio materiale biografico.

Credo che la vera forza di questo libro sia il saper affrontare i traumi avuti e subiti attraverso un linguaggio che è sia distaccato quanto basta per non appesantire la scrittura, ma anche grezzo per poter raccontare in maniera sincera i dolori, gli imbarazzi e a tratti la ferocia che c’era dietro agli aneddoti della sua infanzia e giovinezza.

Ho trovato questo libro al contempo disturbante.

Fin da subito mi è sembrato che non ci fosse verità, mi è sembrato di essere tradita da quella classificazione di autobiografia che in realtà ha di vero solo una (minima?) parte mentre il resto del testo è talmente costruito da descrivere amici e parenti come meri personaggi che hanno contribuito ai traumi della sua vita. Senza un reale approfondimento del rapporto.

Partecipando all’intervento con l’autrice ho poi cercato di capire alcune ragioni di questo libro, che girano sempre attorno alla definizione di ricordo e quanto un ricordo possa essere fuorviato dalla propria memoria. Posso concordare su questo aspetto, sul fatto che la mente spesso si costruisce delle menzogne per poter affrontare i grandi traumi della vita; non ho però amato la superficialità con cui sono stati presentati la maggior parte dei personaggi.

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Chi è Veronica Raimo

Veronica Raimo è nata a Roma nel 1978. Ha scritto i romanzi: Il dolore secondo Matteo (minimum fax 2007), Tutte le feste di domani (Rizzoli 2013) e Miden (Mondadori 2018), uscito in UK, Usa e Francia. Nel 2019 ha scritto il libro di poesie Le bambinacce con Marco Rossari (Feltrinelli). I suoi racconti sono apparsi su diverse antologie e riviste, sia in Italia che all’estero. Per Einaudi ha pubblicato Niente di vero (2022). Ha cosceneggiato il film Bella addormentata (2012) di Marco Bellocchio. Si occupa di giornalismo culturale per diverse testate. Ha tradotto dall’inglese, tra gli altri: Francis Scott Fitzgerald, Octavia E. Butler, Ray Bradbury.

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Recensione Libro| Cambiare l’acqua ai fiori, di Valerie Perrin

Cambiare l’acqua ai fiori, la trama

recensione cambiare l'acqua ai fiori di Valerie perrin edito da e/o edizioni

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall’ordinario all’eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell’arcobaleno. La vita di Violette non è certo stata una passeggiata, è stata anzi un percorso irto di difficoltà e contrassegnato da tragedie, eppure nel suo modo di approcciare le cose quel che prevale sempre è l’ottimismo e la meraviglia che si prova guardando un fiore o una semplice goccia di rugiada su un filo d’erba.Un romanzo avvincente, commovente e ironico la cui lezione universale è la bellezza della semplicità e l’eterna giovinezza in cui ci mantiene il sogno.

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Cambiare l’acqua ai fiori – il mio pensiero personale

recensione cambiare l'acqua ai fiori di Valerie perrin edito da e/o edizioni

“Ma siccome l’infelicità non mi è mai piaciuta ho deciso che non sarebbe durata. La sfortuna deve finire prima o poi.”

E la vita di Violette è stata condita dalla sfortuna fin dalla nascita e come un allenamento di vita è diventata ha aggiunto negli anni nuovi e grandi pesi da dover trasportare.

“Mi tengo dritta, è una mia peculiarità. Non mi sono mai piegata, neanche nei periodi di maggior dolore. Spesso mi chiedono se abbia fatto danza classica. Rispondo di no, che è stata la quotidianità a darmi una disciplina, a farmi allenare ogni giorno alla sbarra e sulle punte”.

È una donna che ha attraversato abbandoni, tradimenti, le perdite più dolorose, ma la sua giornata adesso profuma di gelsomino e di miele, le sue stanze sono bomboniere pastello che sanno di fresco. Ho letto la vita in un libro, nel senso più ampio del termine; quella giostra di alti e bassi su cui siamo tutti seduti e che in un modo o nell’altro ci porta a conoscere la nostra vera essenza. È l’essenza di Violette è quella di una tosta, guerriera, che ha dedicato la sua vita alla gioia delle piccole cose. Una donna che alla fine ha scoperto di essere molto più di ciò che le avevano sempre detto e fatto credere di essere. Una donna che dopo tutto ha imparato ad essere consapevole di meritarsi di essere felice.

L’ho letteralmente divorato. Un po’ per quell’ambientazione francese che tanto mi piace leggere, un po’ perché la storia è semplicemente coinvolgente e piena di immagini che ti rendono partecipe in prima persona accanto alla protagonista del racconto, con tutto il bagaglio di sofferenze (e qualche piccola gioia) che ciò comporta.

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Chi è Valerie Perrin

Valérie Perrin lavora da sempre nel mondo dell’arte e per anni è stata fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi, tra cui quelle del marito Claude Lelouche. Il suo talento nel cogliere attraverso l’obiettivo situazioni, atmosfere, emozioni le ha fatto conquistare numerosi premi.

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Recensione Libro| La Canzone di Achille, di Madeline Miller

La Canzone di Achille: trama

Segue il cammino di due giovani, prima amici e poi amanti, e infine compagni d’armi. Due giovani destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, prezziosissima urna.

Viene rievocata la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omossessualità.

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La Canzone di Achille – il mio pensiero personale

Parto subito dicendo che l’ho amato tantissimo.

È la storia di Achille raccontata da Patroclo.
C’è la loro prima giovinezza e adolescenza.
C’è la guerra tra Greci e Troiani.

Ma, soprattutto, c’è la loro storia d’amore raccontata in maniera tanto delicata come solo un primo amore può essere: la scoperta di se stessi e del proprio partner in quella bolla di tenerezza che per loro era prima una caverna e poi la tenda dell’accampamento.
C’è la loro crescita personale.
C’è il rapporto con gli Dei.

Per tutta l’opera si ha la speranza che il destino dell’eroe possa cambiare, perciò non si ha mai la certezza di quello che accadrà, nonostante lo si immagini (conoscendo la storia ormai già ampiamente raccontata e rappresentata). È un libro che consiglio moltissimo, suggestivo, con colpi di scena e avvolgente; inoltre per chi è un appassionato di mitologia greca o semplicemente ama le opere classiche come l’Iliade e l’Odissea, la lettura sarà ancora più scorrevole 

Insomma: stupendo!

Ps: ci sono alcuni personaggi secondari che incrociano le loro vite e che vi consiglio di andare ad approfondire con “il Canto di Calliope”.
In particolare:
– la storia di Ifigenia
– Briseide
– Criseide

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Chi è Madeline Miler

Madeline Miller è nata a Boston, ha un dottorato in lettere classiche e a insegnato drammaturgia e adattamento teatrale dei testi antichi a Yale. Il suo romanzo d’esordio è proprio La canzone di Achille , pubblicato per la prima volta da Sonzogno nel 2013, ed è diventato un bestseller internazionale. Ha vinto l’Orange Prize ed è stato tradotto in 25 lingue.

Consiglio di lettura

Se questo romanzo ti è piaciuto, ti consiglio di leggere anche il secondo romando, sempre di Madeline Miller, Circe. Ne ho parlato nell’articolo qui sotto:

Dello stesso genere letterario ma con un ritmo diverso e una storia più ampia perchè coinvolge più voci femminili è il libro di Natalie Haynes, Canto di Calliope, che mi sento di consigliare caldamente perchè imperdibile tassello per conoscere un pò più intimamente la letteratura classica.

Leggi la mia recensione qui sotto:

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Recensione Libro| Le ossa parlano, di Antonio Manzini

Le ossa parlano: trama

Un medico in pensione scopre nel bosco delle ossa umane. È il cadavere di un bambino.

Michela Gambino della scientifica di Aosta, nel privato tanto fantasiosamente paranoica da far sentire Rocco Schiavone spesso e volentieri in un reparto psichiatrico, ma straordinariamente competente, riesce a determinare i principali dettagli: 10 anni, morte per strangolamento, probabile violenza.

È un’indagine che costringe il vicequestore Schiavone alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterranei.

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Le ossa parlano – il mio pensiero personale

Nonostante non sia il mio genere preferito, ho apprezzato molto la natura umana di ogni personaggio. L’indagine viene fatta sulle ossa di un bambino di dieci anni e ho trovato a tratti difficile immaginare la scena per la sua crudeltà intrinseca.

Ho però amato i dialoghi, il ritmo della narrazione per niente lenta e sempre attenta al contesto dei personaggi che oltre ad avere un incarico ufficiale come quello della ricerca della verità sul caso del piccolo Mirko, dimostrano un’umanità disarmante.

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Chi è Antonio Manzini

Antonio Manzini è scrittore e sceneggiatore. Tra i suoi primi libri troviamo Sangue Marcio e La giostra dei criceti (del 2007) ripubblicati da Sellerio. La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista Nera del 2013 a cui sono seguiti altri 12 romanzi sempre pubblicati dalla casa editrice Sellerio.

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Recensione Libro| Il Canto di Calliope, di Natalie Haynes

Il canto di Calliope: trama

Questo romanzo ripercorre tutto il mondo antico che, per gli amatori del genere, può essere ben collocato tra gli altri testi come Le Troiane di Euripide, L’odissea di Omero, L’Eneide di Virgilio, l’Ippolito di Euripide e le Eroidi di Ovidio.

Ogni capitolo del testo è dedicato alla storia di una donna, che sia greca, troiana o addirittura non umana ma appartenente al mondo dell’Olimpo.

Ci sono così tanti modi per raccontare una guerra: l’intero conflitto può essere racchiuso in un unico episodio.

E Natalie Haynes decide di raccontarlo attraverso delle voci che fino ad oggi non erano mai state ascoltate.

…il dolore delle donne che sono sempre state relegate ai margini della storia, vittime degli uomini, scampate agli uomini, schiave degli uomini…Le donne hanno aspettato il loro turno anche troppo.

Dopo aver letto il romanzo sorge quindi spontaneo chiedersi quali siano stati i gesti più eroici: Penelope che ha aspettato l’amato Odisseo nonostante tutti gli anni passati lontano da casa? Enone? O la stessa Calliope?

Haynes racconta poi tante sfaccettature che anche nei grandi classici vengono solo accennate, seguendo però lo stesso filo conduttore che unisce poi tutte le storie: la presa di Troia.

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Il Canto di Calliope – il mio pensiero personale

Dopo aver letto Circe di Madeline Miller non ero ancora pronta a staccarmi e proseguire con un nuovo genere. Così per puro caso mi sono imbattuta nel Canto di Calliope e dopo un rapido sguardo ho pensato di dargli un’occasione. Ho amato la struttura del libro, le storie di queste donne vengono raccontate in maniera tanto delicata quanto cruda.

È un libro che può tranquillamente essere letto a spiaggia senza essere troppo banale o leggero. Nonostante tutti conosciamo la storia della caduta di Troia e degli anni di guerra che precedono il famoso Cavallo di Troia, questo libro riesce ad essere una sorpresa ad ogni pagina.

Qui sotto vi lascio la recensione di Circe di Madeline Miller, perchè se vi piace il genere sono sicura che lo apprezzerete.

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Chi è Natalie Haynes

Classicista di formazione, ha pubblicato tre romanzi e due saggi. È autrice e conduttrice della trasmissione Natalie Haynes Stands Up for the Classics per BBC Radio 4.

Nel 2015 Natalie Haynes ha ottenuto il Classical Association Prize come riconoscimento per il suo lavoro di divulgazione dei classici. Il Canto di Calliope è stato finalista al prestigioso Women’s Prize for Fiction 2020 ed è stato segnalato tra i migliori libri del 2019 da The Times e The Guardian.

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