Recensione Libro| Le ossa parlano, di Antonio Manzini

Le ossa parlano: trama

Un medico in pensione scopre nel bosco delle ossa umane. È il cadavere di un bambino.

Michela Gambino della scientifica di Aosta, nel privato tanto fantasiosamente paranoica da far sentire Rocco Schiavone spesso e volentieri in un reparto psichiatrico, ma straordinariamente competente, riesce a determinare i principali dettagli: 10 anni, morte per strangolamento, probabile violenza.

È un’indagine che costringe il vicequestore Schiavone alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterranei.

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Le ossa parlano – il mio pensiero personale

Nonostante non sia il mio genere preferito, ho apprezzato molto la natura umana di ogni personaggio. L’indagine viene fatta sulle ossa di un bambino di dieci anni e ho trovato a tratti difficile immaginare la scena per la sua crudeltà intrinseca.

Ho però amato i dialoghi, il ritmo della narrazione per niente lenta e sempre attenta al contesto dei personaggi che oltre ad avere un incarico ufficiale come quello della ricerca della verità sul caso del piccolo Mirko, dimostrano un’umanità disarmante.

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Chi è Antonio Manzini

Antonio Manzini è scrittore e sceneggiatore. Tra i suoi primi libri troviamo Sangue Marcio e La giostra dei criceti (del 2007) ripubblicati da Sellerio. La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista Nera del 2013 a cui sono seguiti altri 12 romanzi sempre pubblicati dalla casa editrice Sellerio.

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Recensione Libro| Il Canto di Calliope, di Natalie Haynes

Il canto di Calliope: trama

Questo romanzo ripercorre tutto il mondo antico che, per gli amatori del genere, può essere ben collocato tra gli altri testi come Le Troiane di Euripide, L’odissea di Omero, L’Eneide di Virgilio, l’Ippolito di Euripide e le Eroidi di Ovidio.

Ogni capitolo del testo è dedicato alla storia di una donna, che sia greca, troiana o addirittura non umana ma appartenente al mondo dell’Olimpo.

Ci sono così tanti modi per raccontare una guerra: l’intero conflitto può essere racchiuso in un unico episodio.

E Natalie Haynes decide di raccontarlo attraverso delle voci che fino ad oggi non erano mai state ascoltate.

…il dolore delle donne che sono sempre state relegate ai margini della storia, vittime degli uomini, scampate agli uomini, schiave degli uomini…Le donne hanno aspettato il loro turno anche troppo.

Dopo aver letto il romanzo sorge quindi spontaneo chiedersi quali siano stati i gesti più eroici: Penelope che ha aspettato l’amato Odisseo nonostante tutti gli anni passati lontano da casa? Enone? O la stessa Calliope?

Haynes racconta poi tante sfaccettature che anche nei grandi classici vengono solo accennate, seguendo però lo stesso filo conduttore che unisce poi tutte le storie: la presa di Troia.

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Il Canto di Calliope – il mio pensiero personale

Dopo aver letto Circe di Madeline Miller non ero ancora pronta a staccarmi e proseguire con un nuovo genere. Così per puro caso mi sono imbattuta nel Canto di Calliope e dopo un rapido sguardo ho pensato di dargli un’occasione. Ho amato la struttura del libro, le storie di queste donne vengono raccontate in maniera tanto delicata quanto cruda.

È un libro che può tranquillamente essere letto a spiaggia senza essere troppo banale o leggero. Nonostante tutti conosciamo la storia della caduta di Troia e degli anni di guerra che precedono il famoso Cavallo di Troia, questo libro riesce ad essere una sorpresa ad ogni pagina.

Qui sotto vi lascio la recensione di Circe di Madeline Miller, perchè se vi piace il genere sono sicura che lo apprezzerete.

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Chi è Natalie Haynes

Classicista di formazione, ha pubblicato tre romanzi e due saggi. È autrice e conduttrice della trasmissione Natalie Haynes Stands Up for the Classics per BBC Radio 4.

Nel 2015 Natalie Haynes ha ottenuto il Classical Association Prize come riconoscimento per il suo lavoro di divulgazione dei classici. Il Canto di Calliope è stato finalista al prestigioso Women’s Prize for Fiction 2020 ed è stato segnalato tra i migliori libri del 2019 da The Times e The Guardian.

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Mi sa che fuori è primavera – recensione

Mi sa che fuori e’ primavera

E quell’elefante rosa, enorme, in mezzo. Che tutti fanno finta di non vedere, ci girano intorno come in un ballo triste, danzano da una poltrona all’altra senza urtarlo mai, non lo toccano, non lo nominano, non sollevano lo sguardo. Neppure noi attorno all’elefante riusciamo a guardarci, perché gli occhi di ciascuno sono uno specchio che riflette il dolore dell’altro e si amplifica, il dolore, cresce, alla fine resta solo lui.

mi sa che fuori e' primaveraUn libro straziante, un romanzo tanto breve quanto intenso. Una storia reale, la vita di Irina prima e dopo il rapimento e la scomparsa delle figlie e il suicidio dell’ex-marito. Una donna che dal gennaio 2011, nonosante sia piegata dal dolore e dalla sofferenza,  continua ad andare avanti per le sue bambine. Quando si dice che “la speranza non muore mai” si pensa sempre che sia una cosa positiva, l’ancora di salvezza finale. In questo caso, pero’, il tutto assume una nota decisamente negativa: quella minima speranza di rivedere le tue figlie diventa logorante, diventa l’unica ragione di vita che non riesci a raggiungere. La speranza di poter rivedere il volto delle tue due figlie di 6 anni diventa un desiderio sempre piu’ grosso, come una palla di neve che cadendo si moltiplica diventando alla fine una valanga. Il libro nasce dall’esigenza di Irina di raccontare la storia per elaborare, e rendere cosi’ reale, la perdita.

Ecco, sai cosa sarebbe bellissimo? Che le persone con cui parli di te avessero la capacità di fare silenzio, di stare in ascolto, di non sentirsi in obbligo di commentare con frasi precotte e atterrite. Di accogliere, dare un posto a quel che stai dicendo.

Concita De Gregorio ha infatti scritto il libro senza fare alcuna ricerca del caso; la storia e’ il semplice racconto della mamma, redatto in forma di lettere con diversi destinatari. I toni e le parole cambiano di capitolo in capitolo a seconda delle persone alla quale sono destinate le lettere: una madre puo’ essere forte come un leone quando di mezzo c’e’ la ragione o il bene delle proprie figlie, o fragile come il petalo di un fiore quando deve riordinare i cocci di una vita frantumata in mille pezzi.

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Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da ogni fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c’è più perché qualcos’altro possa accadere.