Recensione Libro| Lessico Famigliare, di Natalia Ginzburg

Lessico Famigliare, 280 pagine, edito da Einaudi,
pubblicato nel 1963.

Lessico Famigliare, trama del libro

lessico famigliare, di natalia ginzburg, Einaudi editore

Lessico famigliare è il libro di Natalia Ginzburg che ha avuto maggiori e piú duraturi riflessi nella critica e nei lettori. La chiave di questo straordinario romanzo è delineata già nel titolo.

Famigliare, perché racconta la la storia di una famiglia ebraica e antifascista, i Levi, a Torino tra gli anni Trenta e i Cinquanta del Novecento. E Lessico perché le strade della memoria passano attraverso il ricordo di frasi, modi di dire, espressioni gergali.
Scrive la Ginzburg: «Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c’incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. Ci basta dire “Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna” o “De cosa spussa l’acido cloridrico”, per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole».

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Lessico famigliare – la mia recensione

Autobiografia, più che della sua vita, della vita della sua famiglia durante i difficili anni del Fascismo e dell’immediato dopoguerra.

Era da tempo che non leggevo un romanzo tanto coinvolgente. Per quanto siano state parecchie le letture interessanti fatte quest’anno, infatti, LESSICO FAMIGLIARE si differenzia da ciascuna di esse perché riesce a travolgere il lettore completamente, impedendogli di staccarsi. Una vicenda famigliare che fa da precursore allo stile dei memoire che ancora oggi amiamo tanto leggere. Intelligente, incalzante, ironico.

Insomma, uno di quei libri che non possono mancare nella vostra libreria mentale 🙂

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Chi è Natalia Ginzburg

Scrittrice italiana. Ha pubblicato i suoi primi racconti nel 1933 su «Solaria». Nel 1938 ha sposato Leone Ginzburg, e con lui e con i figli ha patito il confino per antifascismo dal 1940 al 1943. Nel 1950 ha sposato in seconde nozze lo scrittore Gabriele Baldini.

Ha vissuto a lungo a Torino, ed è stata redattrice della Casa editrice Einaudi.
I suoi libri di narrativa (“La strada che va in città”, 1942; “È stato così”, 1947; “Tutti i nostri ieri”, 1952; “Valentino”, 1957, premio Viareggio; “Le voci della sera”, 1961; “Caro Michele”, 1973; “La città e la casa”, 1984), di memorie (“Lessico famigliare”, 1963, premio Strega), di saggi (“Le piccole virtù”, 1962; “Mai devi domandarmi”, 1970; “Vita immaginaria”, 1974; “La famiglia Manzoni”, 1983) sono caratterizzati da una scrittura nitida e sommessa e da un sottile impasto tonale che va dall’ironia alla saggezza, adatto a cogliere i piccoli gesti esemplari della vita quotidiana.
Più direttamente impegnato il testo “Serena Cruz o la vera giustizia”, 1990, pamphlet sul problema dell’adozione.

Nel suo teatro (raccolto nei volumi “Ti ho sposato per allegria e altre commedie”, 1967, e “Paese di mare”, 1973; cui sono seguiti “La poltrona”, 1985, e “L’interventista”, 1988) i temi e le propensioni stilistiche della G. tornano in un gioco dialogico di precisa e quasi astratta eleganza.
Nel 1983 Natalia viene eletta in Parlamento nelle liste del Partito Comunista Italiano, come indipendente, dove si impegna, animata da grande senso di giustizia e passione in cause umanitarie importanti.

Muore nell’ottobre del 1991, nella sua casa romana.
Qualche anno prima, in un articolo, aveva scritto:

“…pensiamo che la morte darà riposo. Immaginiamo allora la morte come un piccolo paese, o come una piccola casa, o una stanza. Qui abiteremo per sempre, con tutte le persone che abbiamo amato. Delle diverse idee che abbiamo sulla morte, questa è l’idea che più di tutte ci è cara. Il vero riposo è stare sempre con le persone amate. E perché non potrebbe essere così la morte? Chi l’ha detto che non sarà così?”

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